Vita da precario... i giovani si raccontano

Quando mi sono laureata ed avevo già alle spalle delle esperienze professionali portate avanti durante gli anni di università, credevo che sarebbe stata sufficiente una buona dose d'impegno da parte mia e che prima o poi le mie qualità e competenze professionali sarebbero state apprezzate ed anch'io avrei trovato un lavoro, se non stabile e ben remunerato, per lo meno "semi-sicuro". Invece la realtà si è dimostrata molto più ingiusta e difficile di quanto pensassi e non solo per me, ma per tanti che conosco e condividono con me le disavventure di un mondo professionale restio ad assumere giovani lavoratori e chiuso solo ad un sistema di conoscenze private.
Sono molte le cause e non sarò io a parlarvene, ma per quello che vi posso dire vi assicuro che fino a quando non si prova il timore di un contratto non rinnovato e non si vede che invece di puntare su alcuni per un tempo più duraturo si preferisce avere tanti piccoli collaboratori che per necessità accettano di essere malpagati e non tutelati, beh solo quando si vedono queste cose si può capire come ci sentiamo. In realtà poi si parla di persone formate, preparate a lavorare, che privatamente investono nella propria formazione ed anche in maniera costante (io per prima ho fatto lo scorso anno un master in redazione e seguo adesso un secondo corso professionale in grafica editoriale e web), ma questo spesso non è sufficiente. Per quanto mi riguarda questa situazione di instabilità sta cambiando le mie abitudini ed i miei interessi, perché se non hai lavoro o se ne hai uno che sai che non durerà (perché questo è il mondo del lavoro e ti chiamo solo quando ne ho bisogno - il famoso "lavoro a chiamata") pensi costantemente a questo! Occupi tutto il tuo tempo a cercare un lavoro, a studiare per avere maggiori qualifiche nella speranza che serva a qualcosa, ad arrabbiarti con il mondo, perché vedi che ad altri va bene e vorresti che anche per te fosse lo stesso. In sostanza ti senti molto solo e spesso tra l'altro è così, perché anche la persona più sensibile alle tematiche sociali difficilmente comprende come ti puoi sentire, dal momento che questa situazione è nuova e non siamo preparati!
Non avere un lavoro stabile mi toglie dignità, e lo fa perché mi sento una persona intelligente ma il fatto che un'azienda non punti su di me abbassa la stima che nutro nei miei confronti.
Non vengono a mancare solo i soldi (che già di per sé è una cosa molto grave), ma manca un rispetto personale che ti chiude in un egoismo cieco.
Queste righe le ho scritte per farvi capire che ho apprezzato molto il vostro desiderio di affrontare questo difficile tema, lo apprezzo ancora di più perché isolato e lo so sulla mia pelle. Ogni volta che confidandomi con qualcuno ho raccontato la mia situazione di precaria con contratti sempre troppo brevi per esserne felice, la risposta che arrivava anche dai più sensibili è stata "eh, l'inserimento nel mondo del lavoro è sempre stato duro!". La realtà, se mi posso permettere, è che la situazione italiana di questi ultimi anni non ha precedenti e viene bruciata di fronte agli occhi di tutti una generazione ricca di qualità e valori. Sono fiera che non siate conniventi di questa ingiustizia e ve ne ringrazio tanto!!!
F.

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